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Andrea Serventi
26 Novembre 2019
Tempo di lettura: 4 min.

Ottimizzare il recapito delle email: avvertenze, miti da sfatare e consigli

Dal peso dell’email alle immagini, dai dubbi sul background fino ai benefici delle email di benvenuto. Ecco alcuni suggerimenti pratici affinché le tue campagne girino alla larga dai filtri antispam.

Articolo aggiornato a gennaio 2023

La Deliverability, ovveo la capacità delle email di arrivare al destinatario senza essere bloccata o finire in Spam, è il punto di partenza per riuscire a raggiungere ottime performance con le tue campagne email. Se un’email non viene recapitata, non può essere aperta e letta dal tuo destinatario, rendendo vano l’invio stesso.

Ogni email non recapitata è un’occasione persa. Occasione per conquistare il destinatario, farlo interagire, nutrire la vostra relazione e stimolare un acquisto…o anche solo trasmettere il tuo messaggio.

Per migliorare la tua Deliverability e aumentare il tasso di recapito medio dei tuoi invii, la strategia più efficace è sicuramente quella di rivolgersi agli esperti: ogni mittente rappresenta, con la sua Deliverability, un caso a sé, che va analizzato e trattato in modo mirato con interventi su misura.

Sai che in MailUp lavorano i migliori esperti di Deliverability del mercato? Rivolgiti a loro per avere un’analisi personalizzata sulle tue capacità di recapito e capire come intervenire!

Esistono però alcune piccole azioni spendibili nell’immediato, che puoi iniziare a fare per migliorare i tuoi tassi di reapito servendoti degli strumenti di MailUp. Le vedremo oggi, ripartendo i temi tra avvertenze, miti da sfatare e suggerimenti concreti.

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Alcune avvertenze

Il peso dell’email

I report che analizzano le giuste dimensioni dell’email affinché il tasso di consegna non venga intaccato presentano risultati non sempre concordanti.

Per alcuni studi la dimensione complessiva dell’email non deve superare i 50-70 KB, mentre altri – più “tolleranti” – raccomandano di non superare quota 125 KB.

In generale, possiamo dire che i problemi di consegna iniziano a verificarsi quando le dimensioni dell’email superano i 100 KB.

Da questo punto di vista, con piattaforme come MailUp, i rischi di un eccessivo peso dell’email sono arginati dalla presenza di tecnologie e strumenti avanzati come HTML 3.0, una delle ultime novità dell’editor BEE che trovi in MailUp. Grazie a HTML 3.0, la nuova frontiera dell’Email Design, le email diventano del 56% più leggere, quindi più veloci da inviare e più facili da recapitare.

Le dimensioni delle immagini

Qualcuno potrebbe obbiettare: “Di qualunque dimensione sia l’immagine, l’importante è che la mia email non superi i 100 KB visti sopra”. Le cose non sono così semplici. Diversi report hanno posto l’attenzione sul fatto che le immagini che superano i 20 KB vengono contrassegnate come spam, mentre altre sotto i 50 KB ottengono un sicuro recapito.

Le dimensioni delle immagini possono non avere alcun impatto sulla consegna.

Quello su cui ci si dovrebbe concentrare infatti sono le dimensioni dell’email rispetto alla dimensione delle immagini: il fatto è che email troppo grandi senza testo possono allarmare i filtri antispam, dal momento che gli spammer inseriscono i propri testi in immagini, cercando di aggirare la capacità dei filtri di scansionare e leggere il contenuto delle email.

Cosa si consiglia allora? Di mantenere sempre un rapporto testo/immagini di 60/40, così da evitare qualsiasi tipo di dispersione in termini di deliverability.

Oggi inoltre ci sono diverse tecniche e strumenti che servono a migliorare e ottimizzare il peso delle immagini per l’utilizzo sul web, per cui ridurre il peso di un’immagine email senza perdere di qualità è una best practice da approfondire.

Lo spammy content

Un’email può essere dirottata nella cartella spam per un ampio ventaglio di motivi. In questa nebulosa ci sono però alcune best practice che è sempre bene osservare in fase di creazione del messaggio.

Sono indicazioni che ci tengono alla larga da quello che i filtri di solito etichettano come spammy content. Ecco allora cosa non inserire mai nella tua email:

  • Grandi blocchi di testo
  • I cosiddetti placeholder per il testo, il famoso Lorem ipsum
  • Un oggetto estremamente corto
  • Un oggetto estremamente lungo
  • Formule spersonalizzanti come “Gentile utente“, “Dear user
  • Un uso smodato di caps lock
  • Un eccesso di punti esclamativi
  • Le parole spam.

I miti da sfatare

Il background crea problemi di deliverability?

Una volta per tutte: no, le immagini di sfondo HTML non influiscono sul tassi di recapito dell’email. L’unico problema che è possibile incontrare è che non tutti i client di posta elettronica supportano le immagini background e, pertanto, i destinatari si troveranno davanti un’email incompleta, “rotta”, come si dice in gergo.

Ragionando sul lungo periodo, è probabile che i tuoi destinatari – vedendo di settimana in settimana email rotte – scelgano di non aprirle più, oppure di disiscriversi, oppure (nel peggiore dei casi) di contrassegnarle come spam. Una catena che sul lungo periodo andrà a intaccare la deliverability.

Un tampone è sicuramente quello di utilizzare i fallback appropriati nell’HTML.

E le emoji?

Le emoji in genere non causano problemi di consegna. Tuttavia, è importante prestarvi attenzione per due motivi principali:

  • Non tutti i client di posta elettronica supportano le emoji, quindi potrebbero essere visualizzate come una scatola rettangolare o come un punto interrogativo. Non un gran risultato.
  • Il secondo problema è più di nicchia: l’uso delle emoji può causare problemi con gli assistenti vocali come Amazon Alexa e Google Home, che leggono la posta elettronica tramite HTML.

Suggerimenti per migliorare la deliverability

Invia sempre l’email di benvenuto

Le email di benvenuto rappresentano non solo una best practice dal punto di vista comunicativo, ma anche da quello della deliverability: un breve messaggio per ricordare ai nuovi contatti perché stanno ricevendo le tue email, come si sono iscritti e dargli il benvenuto consente di familiarizzare con il tuo brand e apportare alcuni inaspettati benefici in termini di deliverability.

Vediamo perché: queste email generalmente fanno registrare tassi di apertura del 50%, nettamente superiori alle medie di qualsiasi newsletter. Un tasso di apertura elevato, agli occhi dei client di posta, è una prova della bontà dei tuoi invii, un segnale di come i messaggi provenienti dal tuo dominio siano sicuri, e non certamente spam.

Ecco un ottimo esempio:

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Questa welcome email ha tutti gli ingredienti giusti:

  • Dà il benvenuto in modo cordiale e pacato (non c’è nulla di urlato in tutta l’email)
  • Ricorda il perché si ha effettuato l’iscrizione
  • Contiene una call to action orientata alla conversione.

Non nascondere mai il link di disiscrizione

Nascondere il link di disiscrizione potrebbe sembrare un sotterfugio per conservare tutti i tuoi preziosi iscritti, ma è uno dei peggiori errori che si possano commettere nell’Email Marketing, i cui effetti vanno a investire proprio la capacità di recapito.

Se un tuo destinatario non desiderasse più ricevere email e non trovasse il link di disiscrizione, su cosa ripiegherà? Sulla segnalazione spam che, come sappiamo, ha un impatto negativo sulla reputazione del tuo dominio e sulla deliverability dei successivi invii. Il danno è infinitamente superiore rispetto alla perdita di un contatto.

I link all’informativa sulla privacy e quello alla disiscrizione devono essere sempre ben visibili, se non al primo scroll, quanto meno al primo sguardo quando si è scorsa tutta l’email.

Link di disiscrizione nelle email

Una questione di trasparenza, reputazione, performance e deliverability

Conclusioni

La capacità di dare alla proprie campagne solide fondamenta di deliverability è imprescindibile per qualsiasi strategia di Email Marketing.

Per questo a MailUp, grazie a un lavoro ultradecennale, garantiamo con la nostra infrastruttura di invio una deliverability ottimale alle tue email, grazie a certificazioni e al monitoraggio costante degli invii, consapevoli che il successo di una campagna passa per il suo corretto recapito.

Il consiglio è, se ancora non lo avessi fatto, di provare MailUp gratuitamente per un mese: avrai a disposizione 30 giorni per creare, inviare e tracciare le tue campagne.

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Andrea Serventi

Sono nato nel 1986 a Milano, dove mi sono laureato in lettere moderne e ho iniziato a scrivere di tante cose per quotidiani online, magazine e notiziari tivù. Convertito al marketing e al mondo digital, sono content editor di MailUp: leggo, ascolto, raccolgo spunti e scrivo, per raccontare cos'è l'email marketing e come renderlo strategico.

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